Dreamland Take my hand and we’ll travel till there Close your eyes and let you go Put your wings and fly with me Dreamland Oh dreamland I come again
Don’t keep me back That world is waiting for me Don’t call me mad If I’m in love with the wind I seen it Yes, I been there Just like you
Dreamland Cross the door of that place where’s no end At the things that you can see And the world will call us fool Dreamland Oh dreamland On see again
Don’t ever say Such a place can’t exist Follow my way It’s just out of the mist Feel it Just believe it You’ll be in
Cause it can give more than anything else There can hear stories never told And when a little desert swallows your heart His arms will ready you to hold
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Il posto dei sogni Prendi la mia mano e viaggeremo fino a lì Chiudi gli occhi e lasciati andare Metti le tue ali e vola con me Posto dei sogni Oh posto dei sogni Sto arrivando un altra volta
Ti prego, Non trattenermi Quel mondo mi sta aspettando Non chiamarmi pazzo Se sono innamorato del vento Io l’ho visto Si io ci sono stato Proprio come te
Posto dei sogni Varcare la porta del luogo dove non c’è limite Alle cose che puoi vedere E il mondo ci chiamerà pazzi Posto dei sogni Oh posto dei sogni Ci si rivede ancora
Non dirmi mai “un luogo così non può esistere” Segui me E’proprio lì fuori dalla nebbia Sentilo Basta crederci E ci sarai dentro
Perchè può darmi più di qualunque altra cosa Lì si possono ascoltare storie mai raccontate E quando un piccolo deserto invaderà il tuo cuore Le sue braccia saranno pronte ad accoglierti
"Quando pensiamo di poter tenere il mondo in una mano, e lo guardiamo dall'alto, tendiamo a diventare arroganti, dimenticando che a distanza le cose appaiono sfocate. Finiamo quindi per immaginare, piuttosto che vedere realmente"
Carissimi, settimana scorsa ho festeggiato i miei primi due mesi in Cameroun e ho dunque deciso di farvi qualche regalo. Il primo è la canzone che ormai da qualche giorno ho pubblicato (pardon, l'efficacissimo Smirne ha pubblicato) sul blog: è il frutto di una serata passata con qualche amico in un cortile, sotto un cielo stellato e con l'odore dei corpi sudati nelle narici, suonando la musica più calda del mondo. La seconda sono le foto che vi sto inviando, così che possiate lasciarvi incantare e provocare dalla visione di immagini inconsuete per i nostri occhi. La terza è questa frase che dà un senso al mio essere qui, lontano da casa, da voi e dalle abitudini assimilate in ventidue anni di vita. E' il pensiero di un signore che qualche mese fa è stato premiato con il Nobel per la Pace.
Questa settimana a Garoua si respirava un atmosfera surreale: mercoledì ci siamo svegliati avvolti nella brume secche, una nebbia fittissima di sabbia e polveri sollevatesi dal deserto che ti entrano dappertutto, portando addirittura a contrarre infezioni e meningite, motivo per cui molta gente non usciva di casa.
Inoltre da qualche giorno la polizia sta mettendo a setaccio i conducenti abusivi di mototaxi; chi viene trovato sprovvisto del permesso si becca una ammenda non da ridere e quindi trasporti bloccati e altra gente costretta a stare a casa. Ma soprattutto venerdì mattina – dopo cerimonia stracabarettstica del giovedì sera- si è sparsa la voce che il Pallone d'oro africano è stato consegnato all'ivoriano Drogba e non a Sant' Eto'o…sorta di lutto nazionale e di conseguenza gran parte dei negozi chiusi. Aggiungete alla nube di sabbia e allo spopolamento le spettrali carcasse delle auto abbandonate che imperversano ad ogni angolo della strada e, se siete della mia generazione, immaginate le ambientazioni post-atomiche di Ken Shiro. Qualcosa di simile.
Pian piano mi sono ambientato anche qui al Nord. Il clima sta diventando sempre più torrido, e nelle ore centrali della giornata il termometro non s'azzarda a scendere sotto i quaranta gradi (qui c'è addirittura chi dice, forse per mancanza di termini di paragone, che Garoua sia la città più calda al mondo) ma per fortuna la casa ben ventilata per ora è ancora un rifugio piuttosto fresco e, altra fortuna, i miei coinquilini (Chicco, amministratore di tutti i progetti COE di Garoua; Angelle responsabile della casa; Sara e Isia, due ragazze torinesi laureande in farmacia venute per un progetto, che nonostante la loro infinita volontà non è ancora partito; Luca, agronomo di Milano, che è arrivato da qualche giorno) sono tutte persone piacevoli.
Ma la fortuna più grande è quella di essere stato inserito in due bellissime realtà con personale preparato e tante ambizioni. Il primo è il progetto EDR (Enfants de la Rue –Ragazzi di strada), che punta attraverso strutture e attività differenti ad aiutare i numerosi ragazzi e bambini che per vari motivi sono finiti sulla strada. Garoua è una città di riferimento per tutto il Cameroun settentrionale, un centro economico e commerciale che gira intorno alla Sodecoton (l'industria che dà lavoro a più persone e produce di tutto; sta a Garoua un po' come la Fiat sta a Torino) dunque i ragazzi che lasciano i villaggi è qui che cercano fortuna o solamente un po' di avventura. Spesso la decisione di lasciare le famiglie cela problemi di convivenza (forse il caso più diffuso è quello della matrigna che maltratta i figli avuti dal padre con la prima moglie), sta di fatto che le strade sono colme di ragazzi di 8-25 anni che vivono alla giornata cercando di racimolare la cifra sufficiente per mangiare e prendere gli stupefacenti (soprattutto la kola che ti sballa per qualche ora facendoti passare l'appetito). La sfida educativa è enorme perché spesso i ragazzi sono sulla strada da tempo e non hanno intenzione di abbandonarla: la libertà, oltre al senso del branco, per molti di loro conta davvero più di tutto. L'intervento è bilaterale: si cerca di lavorare su di loro ma nello stesso tempo sulle famiglie per valutare un possibile reinserimento. Concretamente 5 educatori (tutti camerunesi, più me adesso) si alternano nei differenti ambiti in cui si sviluppa il progetto : la maison de jeunes dove 2 volte alla settimana si accolgono i ragazzi di strada - con una media di 40-50 presenze-, si gioca, si guarda un film, si effettuano medicazioni, si offre loro un pasto e la possibilità di lavarsi e lavare i loro vestiti oltre ad una costante possibilità di scambiare due parole; la strada, dove ogni sera un educatore a turno va a controllare se ci sono problemi; la prigione; i viaggi per andare a incontrare le famiglie d'origine; la Petit Maison dove vivono a tempo pieno 13 ragazzini che hanno scelto di cambiare vita; la ferme, dove si offre un percorso di ricupero ai ragazzi più grandi. Il secondo è un progetto di animazione con relativa Maison de Jeunes simile a quella di Yaoundè ma con utenza più elevata e con attività più strutturate.
Più passa il tempo e più sono felice della mia scelta. La possibilità di vedere realmente è un privilegio senza uguali. Inoltre i ritmi camerunesi, rallentati dalla canicola che giorno dopo giorno si fa sempre più soffocante, mi offrono l'occasione per pensare, per progettare, o solamente per uscire di casa e sedermi in un bar accanto a qualche vecchio solitario che ha voglia di farsi ascoltare. A volte andiamo a cercare le risposte ai problemi della vita chissà dove, ci riempiamo di tutto per non sentire che dentro qualcosa muore, dimenticandoci dei preziosi segreti di cui sono custodi tanti uomini, donne, bambini che abbiamo accanto ogni giorno e che facciamo finta di non vedere. Sono storie di vita, storie assurde che raccontano un mondo che noi frenetici abitatori di città, impeccabili esecutori, consumatori di pacchetti, percepiamo come un universo tangente ma nel quale ci guardiam bene dall'addentrarci.
Penso a Brigitte che ha un marito cieco e un figlio disabile e ogni mattina puntualissima viene col sorriso a lavorare nella casa dei bianchi Penso ad Aziz che è cresciuto giocando nella stanza dove la mamma "intratteneva" i clienti. Penso a Douxa che non si vergogna a dire che la sua faccia è stata deturpata dall'acido che gli hanno tirato addosso perché l'han sorpreso a rubare. Penso a David che mi racconta la trama di film che ha inventato solo per guadagnarsi un po'd'attenzione. Penso a Esperance che a 50 anni ha ancora voglia di giocare col corpo insegnando il Teatro senza chiedere nulla. E poi penso a quanto è bello e quanta importanza abbia passare dall'essere chiamato nassara (uomo bianco) a essere chiamato Paolo.
Quanto mi piacerebbe che foste qua a vedere tutto ciò coi vostri occhi. Quanto vorrei potervi avere accanto in questa esperienza.
Mon frère écoute ce blues qui se lève du profond Sous un angle du ciel oublié par le monde Mettez vous a l'aise et couchez vos enfants Parce que ce soir on va ensemble dans le mapaan Ce soir ce soir On met l'ambiance au quartier
C'est ça la musique qui prend sa source de la terre un message de partage lancé a l'Afrique entière Ma mission mes amis c'est de vous faire bouger En réchauffant toutes les âmes avec ce rythme sincère Fait froid mais ce soir On met l'ambiance au quartier
Suivez- vous la guitare qui s'installe dans la tête Je respire le climat d'un pays tout en fête Une soirée de couleurs marquera la naissance Du peuple du blues, d'un esprit qui s'avance Ce soir, ce soir On met l'ambiance au quartier On met l'ambiance au quartier On met l'ambiance au quartier
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Fratello ascolta questo blues che s'alza dal profondo sotto un angolo di cielo dimenticato dal mondo Mettetevi a vostro agio e mettete a letto i bambini perché questa sera si va dove non è consentito Stasera, stasera portiamo l'atmosfera in quartiere
Questa è la musica che ha le sue radici nella terra è un messaggio di condivisione lanciato all'Africa intera La mia missione, amici miei, è di farvi ballare riscaldando tutti gli animi con questo ritmo sincero fa freddo ma stasera portiamo l'atmosfera in quartiere
Seguite la chitarra che si impianta nella testa mentre respiro il clima di un paese tutto in festa questa serata di colori segnerà la nascita di un popolo del blues, di uno spirito che avanza stasera, stasera portiamo l'atmosfera in quartiere
Carissimi compagni di viaggio, avrete ormai capito che il mio silenzio si fa tanto più lungo quanto più sono impegnato nelle attività, il tempo per dormire si riduce di giorno in giorno ma nonostante tutto cercherò di non mancare mai questo appuntamento premiando la vostra pazienza e il vostro interesse con questi piccoli resoconti che mi date la possibilità di scrivere. Ringrazio ciascuno di voi per la costanza, l'intimità e la profondità delle vostre mail. Sento il vostro appoggio, il vostro coinvolgimento e mi auguro che questa camera in Cameroun dove ogni tanto ci ritroviamo assieme per raccontarci storie fantastiche possa ricambiare in qualche modo la vostra amicizia.
Dopo un viaggio di 15 ore ieri pomeriggio sono arrivato a Garoua, caldissimo capoluogo della provincia del Nord, dove passerò il periodo più lungo del mio anno di servizio civile. Come mi era stato accennato da molti non serve un occhio particolarmente addestrato per accorgersi di come tutto il Nord del Cameroun sia un'altra terra rispetto al resto del Paese. Spazi infiniti, luce bianca, e sotto gli scheletri di alberi bruciati il nero della cenere ricorda che in questo posto nulla può vincere la forza devastante del sole. Il viaggio, prima in treno e poi in car è lungo ma assolutamente sopportabile e la fatica viene ripagata in pieno dalla vista di paesaggi stupendi che accompagnano il viaggiatore durante tutto il tragitto –babbuini e ippopotami inclusi-
Qui la casa è accogliente, ho una bella camera che ho già arredato dato che sarà la mia stanza per almeno cinque mesi. Dopo cinquanta giorni da volontario errante e menestrello itinerante so con certezza che qui potrò mettere radici. Non posso nascondere né a voi né a me stesso che la cosa mi fa impressione: paradossalmente la stabilità per colui che si sente eternamente in cammino è una condizione di insicurezza. Ma l'Africa insegna ad affidarsi al cielo e a vedere tutto come una sfida. E io sfido Garoua.
Ci eravamo lasciati a Mbalmayo. E per me, prima di questi giorni, Mbalmayo non era altro che il nome di un posto. Una tappa di passaggio, uno scalo, questo doveva essere. Per fortuna o purtroppo non è stato così. Lì ho vissuto qualcosa che non è possibile sintetizzare anche usando le parole più belle di un dizionario, dunque mi affiderò ancora una volta ai versi di colui che con le parole riusciva a dipingere e cantare gli uomini con una facilità inarrivabile. Con tanta nostalgia ti confesso, cara Mbalmayo, che è stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati.
Tutto molto diverso da Yaounde a partire dall'approccio. Se nella capitale la mia attività, come già vi avevo accennato, era stata quella di osservare, per ambientarmi gradualmente alla realtà e alle regole di un paese straniero, l'inserimento a Mbalmayo, distante 50 km e un universo da Yaounde, è stato brusco e inatteso. In teoria io sarei dovuto solamente transitare da questa cittadina per poi salire a Garoua che già mi "reclamava" da tempo. Una cosa di due o tre giorni, tanto per farsi un idea del tipo di struttura e di lavoro svolto in questa che è la sede più antica del COE in Cameroun. Ma voi prendete 600 ragazzi, i preparativi per un imminente festa nazionale (la fête de la jeunesse, festa della giovinezza), una voglia incontenibile di musica…e pensatemici dentro! Risucchiato dalla preside del college che mi ha scambiato per una star internazionale (o peggio per un musicista) ho contribuito alla preparazione di alcune esibizioni in vista del tradizionale spettacolo, quindi programma serrato con sveglia alle sei, chitarra in spalla già dalle prime ore del mattino e giornata piena di note in mezzo ai ragazzi di ogni età, soprattutto adolescenti e giovani per riuscire nel poco tempo a disposizione a dare a tutti un occasione di esibirsi.
Con i più piccoli del premiere annèe (prima parentesi: la formazione superiore in Cameroun, ma penso sia la medesima cosa in Francia ,si divide in due cicli; il primo comprende quattro classi denominate in ordine crescente dal premiere al quatrieme annèe, il secondo ciclo prevede tre classi: seconde, premiere e terminal. Durante i 7 anni gli allievi devono affrontare 3 esami di cui l'ultimo, il BAC, corrisponde alla nostra maturità ) considerato che la classe era l'unica ad avvalersi di un ora settimanale di musica ho scelto un canto facile sulle sette note, "DO – RE – MI", tratto dalla commedia musicale TUTTI ASSIEME APPASSIONATAMENTE.
Ad una classe specializzata in taglio e cucito (seconda parentesi: La formazione superiore del COE a Mbalmayo ha due ramificazioni distinte ma monocefale: il College NINA GIANETTI, frequentato prevalentemente da ragazze, con un impostazione incentrata sull'economia sociale e familiare - nato nel 1977 - e l'IFA, l'unico Istituto di Formazione Artistica in tutto il Cameroun, con tre specializzazioni in pittura, scultura e ceramica) ho insegnato THE GREAT SONG OF INDIFFERENCE di Bob Geldolf. Il numero ridotto delle allieve ha fatto si che la preparazione del canto risultasse veloce e produttiva. Il brano eseguito in coro e accompagnato dalla chitarra è stato presentato in occasione della giornata nazionale del bilinguismo – prima della fete de la jeunesse- Con due classi assemblate abbiamo allestito una versione africana - con tanto di coro abbigliato in kabà- di FORZA VENITE GENTE, brano portante dell'omonimo musical. Il lavoro con queste due classi è stato di certo il più faticoso, a causa del numero di ragazze coinvolte e del poco tempo a disposizione per una canzone non facile. La coreografia e il talento di alcune interpreti hanno contribuito a rendere l'esibizione perlomeno sufficiente anche se, con delle risorse del genere, il risultato avrebbe potuto essere molto migliore.
In extremis sono riuscito a lavorare con la deuxieme annèe, che reclamava una canzone, sul brano ECOUTE DANS LE VENT, remake della celebre BLOWIN IN THE WIND. Una grande soddisfazione è stata la Corale della scuola: assieme a mister professor Mvondo abbiamo studiato una versione dell'inno nazionale camerunese a 4 voci e in lingua inglese, eseguito in occasione della giornata nazionale del bilinguismo e dello spettacolo interno per la festa della jeunesse. Selezionato dai delegati provinciali l'inno è stato ripresentato assieme ad altre esibizioni davanti al pubblico del college NOA, allo stadio di mbalmayo, e su richiesta del prefetto, cantato in apertura della giornata dell'11 febbraio – chiusura della fete - davanti alle autorità. Con elementi selezionati sono stati preparati i canti WE ARE THE WORLD e NOTTI MAGICHE. Il primo, un brano sulla solidarietà e sul rispetto, è stato interpretato da alcuni solisti e da un coro, mentre la coreografia è stata realizzata grazie al contributo degli allievi del premiere annèe. La seconda canzone è stata scelta in quanto inno allo sport come forma sana di aggregazione ma soprattutto perché ricorda sia all'Italia sia al Cameroun un momento importante delle rispettive storie calcistiche: a Italia 90 il Bel Paese era lo stato organizzatore e il Cameroun in quella edizione conseguì il risultato storico dell'accesso ai quarti di finale. Alla fine dell'esibizione un ragazzo con la divisa italiana e uno in completo camerunese si sono dati la mano abbracciando un pallone. In occasione dello spettacolo ho cantato in duetto una versione italo - francese di VIVO PER LEI assieme ad un'allieva del college.
Con i bambini della scuola elementare l'ESPOIR ho avuto poco tempo per lavorare ma sono bastate quelle due o tre mattinate perchè andando in giro per il quartiere venissi accerchiato da mandrie di fanciulli che gridavano a squarciagola "un cocomero tondo tondo...etc"
Le emozioni più forti e i ricordi più belli sono pero'di certo legati alle CASSAVAS un gruppo fondato con il professor MVONDO e con il mio caro compagno di avventure FRANCIS (oltre a Raul, Bakenehe e Beps) con il quale abbiamo calcato tre palchi in una settimana e vinto il PRIMO PREMIO per l'interpretazione al college NOA (con OH WHEN THE SAINTS GO MARCHING IN, chitarra acustica e 4 voci). Grazie alla disponibilità di ESSO, cantante e batterista di grande cordialità, siamo riusciti a suonare in un cabaret dall'improbabile nome "VATICAN II" collaborando con un gruppo di bikutsi e makossa che faceva ballare anche i muri. LES CASSAVAS, i SUSINAS dell'Africa Occidentale, sono stati uno dei freni più grandi alla mia partenza e spero vivamente che possano continuare ad esistere ed esibirsi anche dopo la mia partenza. Consapevole del poco tempo a disposizione, a volte illudendomi o sperando che ce ne fosse di più, non ho potuto fare grandi progetti ma ho solamente gettato un semino. Mi faceva sorridere quando mi dicevano che avevo riportato la musica a Mbalmayo, che era merito mio di qua e di là un sacco di cose, ma quando uno scende in questi posti si rende conto come spesso molte persone siano in uno stato generale di atrofizzazione, di assopimento, e quanto poco basti – ma nel contempo quanto questo poco sia necessario - per risvegliarle e appassionarle. Sono rimasto incredibilmente sorpreso del talento musicale di molti ragazzi e altrettanto sorpreso dal fatto che non ci sia nessuna struttura e nessun progetto interno atto a valorizzarli. Spero che la passione contagiosa per la musica di cui tutti mi "accusavano" in questi giorni non lasci solo una scia e dei bei ricordi ma anche la voglia di spendersi per quest'arte. Io, in questa breve esperienza, questa voglia l'ho trovata in tante persone con cui ho condiviso moltissimo e di cui difficilmente potrò dimenticarmi.
Sempre con grande affetto, ricordandovi uno ad uno vs. JJ